Ho riflettuto a lungo prima di pubblicare questo post perchè affronta un argomento diverso rispetto a quelli trattati fino a questo momento sul blog e, apparentemente, scollegato dagli altri. Ma, a ben guardare, non è poi così distante visto che sul blog spesso uno dei temi maggiormente trattati è la cucina in tutte le sue forme.
Ho ritenuto di affrontare la questione perchè, occupandomi per lavoro di sicurezza alimentare, posso dare un contributo all'informazione più "di settore", senza entrare però nei tecnicismi propri dei Regolamenti, Leggi, Decreti e quant'altro ma offrendo un punto di vista che possa servire a comprendere quali sono gli aspetti a cui bisogna prestare attenzione quando si acquistano prodotti alimentari. Pertanto credo non sarà l'unico post di questo tipo; di volta in volta, valuterò se ci sono argomenti che possono interessare i consumatori.
E, in questo post, visto che siamo vicinissimi alla Pasqua e che una delle tradizioni gastronomiche italiane legate a questa festività, è il consumo della carne di agnello, l'argomento calza a pennello.
Si, perchè da domani, 1 aprile, anche agnello, capretto, maiale e volatili avranno la carta di identità; in pratica sulle etichette sarà obbligatorio indicare l'origine delle carni fresche. La novità è prevista da dall'entrata in vigore domani, e quindi giusto in tempo per Pasqua, del nuovo Regolamento 1337/2013 che impone l'indicazione del paese di origine o del lungo di provenienza anche per le carni fresche della specie suina, ovina, caprina e di volatili. Dopo una serie di scandali alimentari, in cui l'Italia si è trovata vittima, suo malgrado, questo nuovo adempimento rappresenta una svolta, non solo per i consumatori che potranno avere piena coscienza di ciò che acquistano ma anche, e soprattutto, per gli allevatori italiani che, finalmente, potranno vedere riconosciuti, almeno in parte, gli sforzi e i sacrifici fatti per fornire un prodotto di eccellenza.
Con la scritta "origine Italia" si avrà, infatti, la garanzia che tutte le fasi della produzione della carne sono avvenute sul territorio nazionale. Finalmente è stato portato a termine un percorso, iniziato circa 15 anni fa all'epoca dello scandalo "mucca pazza" con il Regolamento CE 1760/2000 che obbligava a indicare in etichetta, per i bovini, anche luogo di nascita, allevamento e macellazione.
L'avere esteso questo obbligo anche ad altre specie animali tutela maggiormente il "made in Italy" e,secondo me può dare anche un po' di respiro ad un settore, quello agro-zootecnico, fortemente compromesso dalla crisi economica. In un mondo in cui la tendenza è acquisitare prodotti di dubbia provenienza al discount, ben vengano le indicazioni chiare e precise. Poi, ovvio, ognuno fa quel che vuole ma è bene farlo con coscienza.
Evviva il Made in Italy
Sara


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